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Venerdì,17 Gennaio 2020

Ultimo aggiornamento22:29:45

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La Masseria Caracciolo è la più caratteristica delle tante che costellano l'agro turese. Situata ai margini della statale per Putignano, la si riconosce facilmente per le quattro torrette con cupolette semisferiche orientaleggianti poste agli angoli, "firmate" dalle iniziali padronali, realizzate con i piccoli fori d'ingresso alle colombaie. L'aspetto è di un solido edificio fortificato, con tanto di caditoie, ingentilito da qualche decorazione; all'interno, suggestivi sono i bassi camminamenti "segreti", con botole e "trappole", utilissimi per la difesa contro l'attacco nemico. Forse di origine medievale, la masseria-fortezza dei Caracciolo fu ampiamente ristrutturata nel '700. Qui tutto è sobrio, contadino, a ricordarci che prima di essere una fortezza la Caracciolo era una "fattoria" agricola.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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La Cappellina della Madonna della grazia è l'unica delle chiesette del Centro Storico scampata alle demolizioni (S. Caterina, S. Andrea, S. Antonio Abate, San Giuseppe, S. Vito, S. Nicola, S. Pietro). Piccolissima, edificata nel '700, stretta in un angolo dell'omonima via, è caratterizzata dal sobrio campaniletto a vela. All'interno un grazioso altare con l'effigie della Vergine. L'8 settembre, in occasione della festività della Natività di Maria, qui si svolge un rito religioso e una simpatica festa rionale.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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La Chiesa di San Domenico è un edificio estremamente semplice all'esterno, ma riccamente decorato all'interno. La fastosità barocca dell'unica navata di questa che è stata la Chiesa degli Scolopi, è esaltata non solo dagli stucchi, dalle tele e dagli altari, ma soprattutto dal maestoso impianto dell'altare maggiore in legno dorato, con una grande tela raffigurante la "Vergine, San Domenico e Sant'Antonio", attribuita alla scuola del Finoglio. D'interesse anche la tela del "San Leonardo", riferita ad Angelo Solimena, e la "Pietà" di scuola napoletana. Nel presbiterio, due pitture ovali del 1751 firmate da Conversi. Di buona fattura anche il pulpito e la cantoria, con un organo di Giuseppe Rubino. La chiesa, consacrata nel 1663, fu costruita insieme all'adiacente palazzo (ora Municipio) per ospitare i Padri Scolopi, chiamati a Turi dal notar Santo Cavallo.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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La Chiesa e il Convento di San Giovanni Battista furono edificati, poco fuori le mura urbane, nella seconda metà del '500 per volere dei nuovi feudatari Moles, che introdussero a Turi i frati francescani e intensificarono il culto verso il Battista. Il Convento fu edificato accanto ad una cappella già esistente dove i turesi veneravano una miracolosa immagine di San Giovanni, patrono della città. In seguito la Chiesa fu ingrandita e modificata più volte. L'aspetto attuale le fu dato nella prima metà dell'800. All'interno, ad unica navata con cappelle, vi sono diverse statue e quadri databili dal '500 al '700, tra cui due tele firmate da Donato Paolo Conversi e un Calvario di fra Angelo da Pietrafitta.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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La Chiesetta di San Rocco o dell'Annunziata è uno dei pochi edifici rimasti della Turi medievale.

Venne costruita, probabilmente, tra l'XI e il XII secolo, poco fuori dal centro abitato, in un'area importante perchè attigua ai pozzi pubblici. La chiesetta, a pianta rettangolare, realizzata con conci regolari di pietra, è caratterizzata da un tetto con due tamburi sormontate da piramidi, nelle quali sono inglobate due cupolette. In origine l'ingresso era dalla parte opposta all'attuale, che fu aperto nel 1505; tra il XII e XIII secolo venne poi aggiunto il campaniletto a vela. L'unica decorazione di questo edificio compatto è una serie di denti di sega posti su due file. Il 25 aprile, la Chiesetta è al centro di una particolare processione detta del "passa passa", durante la quale bambini infiocchettati e accompagnati dai padrini, seguono l'effige dell'Annunziata nei tre giri che compie intorno allo stesso edificio.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
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Sant'Oronzo alla Grotta è la seconda chiesa di Turi per grandezza. Fu eretta nella prima metà del '700, per volere dei cittadini e dei frati del locale convento francescano, dopo la scoperta della grotta, avvenuta nel 1658, dove la leggenda vuole si rifugiò il vescovo leccese Oronzo per sfuggire alle persecuzioni dei romani. Recentemente restaurata, la chiesa si presenta a tre navate, in fondo alle quali vi sono altrettanti altari. Imponente lo scalone che immette nella sottostante grotta, dove si trovano un altare e un bellissimo "tappeto" di mattonelle maiolicate.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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La Cappella dei Santi Medici è l'unica della Chiesa Matrice che non è stata interessata dalle profonde trasformazioni settecentesche, probabilmente perchè essa era il Mausoleo della famiglia baronale dei Moles, originaria di Gerona (Spagna), padroni del feudo di Turi dal 1550 al 1752, quando lo vendettero ai Venusio di Matera. Il sontuoso ingresso immette in uno spazio quadrangolare sormontato da una cupola. Sull'altare lapideo, in tre nicchie, le statue policrome della Madonna della Stella, dei Santi Cosma e Damiano, in alto l'Eterno Padre. L'aspetto della Cappella è rinascimentale, mentre le sculture "imitano" lo stile di Stefano da Putignano; il tutto databile alla seconda metà del XVI secolo.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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Il Campanile della Chiesa Matrice, dedicata all'Assunta, è la più alta torre religiosa del paese.Possente nella struttura, caratterizzato in cima dal "cipollone", venne edificato intorno al 1730 dal mastro-ingegnere molfettese Pietro Magarella (o Magarelli). E' probabile che la parte bassa poggi su un tratto delle antiche mura urbane.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
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La Chiesa Matrice, a tre ampie navate, assai antica di fondazione, nel '700 subì una profonda trasformazione che le diede l'attuale aspetto di edificio barocco. Al suo interno sono conservate opere dello scultore rinascimentale Stefano da Putignano e dei pittori Alessio d'Elia (seguace del Solimena) e Nicola De Filippis (seguace del De Matteis). Notevoli, inoltre, la cappella dei SS. Medici (mausoleo della famiglia baronale dei Moles), tre altari lignei, una tela seicentesca attribuita al bitontino Nicola Gliri e il pulpito.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
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Via Sant'Andrea è una delle più tipiche stradine del Centro Storico, lastricate con le vecchie 'chianche'. Stradine strette, tortuose sulle quali si affacciano case modeste e palazzotti, portali con mascheroni, finestroni con decorazioni in pietra opera dei valenti scalpellini turesi, balconi con ringhiere in ferro battuto, scalinate con pianerottolo (u' vetterrele) che immettono al primo piano e porticine che si aprono nei sottani(u'juse).

Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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