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Venerdì,07 Agosto 2020

Ultimo aggiornamento17:18:24

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La Masseria Musacco-Gonnelli, oggi purtroppo in abbandono, nonostante il vincolo posto dalla Soprintendenza, presenta tutte le caratteristiche di un fortilizio. Forse sorto nel '500 ma ampiamente trasformato nel '700 in residenza rurale; il corpo principale, in parte crollato, si presenta ancora imponente, in fondo all'ampio piazzale, delimitato da un'alta recinzione, al quale si accede tramite un arco settecentesco. Nei pressi, i resti di una zona boschiva occupano il letto alluvionale di una lama; interessante, ai limiti della macchia, è la neviera, un raro e quindi prezioso reperto di archeologia industriale ancora in buono stato di conservazione.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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La Masseria Petrosino, con i suoi caratteristici tetti a cuspide ricoperti di 'chiancarelle', sorge nella zona meridionale del territorio comunale di Turi, su una delle alture collinari che delimitano il "Canale di Frassineto", l'antico confine del feudo di Turi, dove ora confluiscono i territori di Putignano, Sammichele, Gioia e Turi. L'edificio rurale è immerso nel bel paesaggio circostante, vicinissima ad altre interessanti masserie (Annunziata, Annunziatella, Ospedale, San Domenico) tra le quali è stato ultimamente localizzato l'antico casale medievale di Frassineto.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi

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La Masseria Caracciolo è la più caratteristica delle tante che costellano l'agro turese. Situata ai margini della statale per Putignano, la si riconosce facilmente per le quattro torrette con cupolette semisferiche orientaleggianti poste agli angoli, "firmate" dalle iniziali padronali, realizzate con i piccoli fori d'ingresso alle colombaie. L'aspetto è di un solido edificio fortificato, con tanto di caditoie, ingentilito da qualche decorazione; all'interno, suggestivi sono i bassi camminamenti "segreti", con botole e "trappole", utilissimi per la difesa contro l'attacco nemico. Forse di origine medievale, la masseria-fortezza dei Caracciolo fu ampiamente ristrutturata nel '700. Qui tutto è sobrio, contadino, a ricordarci che prima di essere una fortezza la Caracciolo era una "fattoria" agricola.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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La Cappellina della Madonna della grazia è l'unica delle chiesette del Centro Storico scampata alle demolizioni (S. Caterina, S. Andrea, S. Antonio Abate, San Giuseppe, S. Vito, S. Nicola, S. Pietro). Piccolissima, edificata nel '700, stretta in un angolo dell'omonima via, è caratterizzata dal sobrio campaniletto a vela. All'interno un grazioso altare con l'effigie della Vergine. L'8 settembre, in occasione della festività della Natività di Maria, qui si svolge un rito religioso e una simpatica festa rionale.

Testi a cura di Giovanni Lerede, del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Le informazioni storico-artistiche sono tratte da «sulletracce», quaderni del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.

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La Chiesa di San Domenico è un edificio estremamente semplice all'esterno, ma riccamente decorato all'interno. La fastosità barocca dell'unica navata di questa che è stata la Chiesa degli Scolopi, è esaltata non solo dagli stucchi, dalle tele e dagli altari, ma soprattutto dal maestoso impianto dell'altare maggiore in legno dorato, con una grande tela raffigurante la "Vergine, San Domenico e Sant'Antonio", attribuita alla scuola del Finoglio. D'interesse anche la tela del "San Leonardo", riferita ad Angelo Solimena, e la "Pietà" di scuola napoletana. Nel presbiterio, due pitture ovali del 1751 firmate da Conversi. Di buona fattura anche il pulpito e la cantoria, con un organo di Giuseppe Rubino. La chiesa, consacrata nel 1663, fu costruita insieme all'adiacente palazzo (ora Municipio) per ospitare i Padri Scolopi, chiamati a Turi dal notar Santo Cavallo.

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La Chiesa e il Convento di San Giovanni Battista furono edificati, poco fuori le mura urbane, nella seconda metà del '500 per volere dei nuovi feudatari Moles, che introdussero a Turi i frati francescani e intensificarono il culto verso il Battista. Il Convento fu edificato accanto ad una cappella già esistente dove i turesi veneravano una miracolosa immagine di San Giovanni, patrono della città. In seguito la Chiesa fu ingrandita e modificata più volte. L'aspetto attuale le fu dato nella prima metà dell'800. All'interno, ad unica navata con cappelle, vi sono diverse statue e quadri databili dal '500 al '700, tra cui due tele firmate da Donato Paolo Conversi e un Calvario di fra Angelo da Pietrafitta.

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La Chiesetta di San Rocco o dell'Annunziata è uno dei pochi edifici rimasti della Turi medievale.

Venne costruita, probabilmente, tra l'XI e il XII secolo, poco fuori dal centro abitato, in un'area importante perchè attigua ai pozzi pubblici. La chiesetta, a pianta rettangolare, realizzata con conci regolari di pietra, è caratterizzata da un tetto con due tamburi sormontate da piramidi, nelle quali sono inglobate due cupolette. In origine l'ingresso era dalla parte opposta all'attuale, che fu aperto nel 1505; tra il XII e XIII secolo venne poi aggiunto il campaniletto a vela. L'unica decorazione di questo edificio compatto è una serie di denti di sega posti su due file. Il 25 aprile, la Chiesetta è al centro di una particolare processione detta del "passa passa", durante la quale bambini infiocchettati e accompagnati dai padrini, seguono l'effige dell'Annunziata nei tre giri che compie intorno allo stesso edificio.

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Sant'Oronzo alla Grotta è la seconda chiesa di Turi per grandezza. Fu eretta nella prima metà del '700, per volere dei cittadini e dei frati del locale convento francescano, dopo la scoperta della grotta, avvenuta nel 1658, dove la leggenda vuole si rifugiò il vescovo leccese Oronzo per sfuggire alle persecuzioni dei romani. Recentemente restaurata, la chiesa si presenta a tre navate, in fondo alle quali vi sono altrettanti altari. Imponente lo scalone che immette nella sottostante grotta, dove si trovano un altare e un bellissimo "tappeto" di mattonelle maiolicate.

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La Cappella dei Santi Medici è l'unica della Chiesa Matrice che non è stata interessata dalle profonde trasformazioni settecentesche, probabilmente perchè essa era il Mausoleo della famiglia baronale dei Moles, originaria di Gerona (Spagna), padroni del feudo di Turi dal 1550 al 1752, quando lo vendettero ai Venusio di Matera. Il sontuoso ingresso immette in uno spazio quadrangolare sormontato da una cupola. Sull'altare lapideo, in tre nicchie, le statue policrome della Madonna della Stella, dei Santi Cosma e Damiano, in alto l'Eterno Padre. L'aspetto della Cappella è rinascimentale, mentre le sculture "imitano" lo stile di Stefano da Putignano; il tutto databile alla seconda metà del XVI secolo.

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Il Campanile della Chiesa Matrice, dedicata all'Assunta, è la più alta torre religiosa del paese.Possente nella struttura, caratterizzato in cima dal "cipollone", venne edificato intorno al 1730 dal mastro-ingegnere molfettese Pietro Magarella (o Magarelli). E' probabile che la parte bassa poggi su un tratto delle antiche mura urbane.

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